Gallerie Fotografiche

Il mio parere sui quesiti

Attenzione: apre in una nuova finestra. StampaE-mail

Il mio parere sui quesiti


I quesiti posti da Pierpaolo in un suo intervento sul forum, sono già stati affrontati tempo addietro, però riparlarne non è certamente un male e fare il punto della situazione può fare un po’ di chiarezza.

Come componente della Commissione Tecnica I.E.I., ho stilato insieme ai miei colleghi le schede standard del Diamante Mandarino che possono essere considerate come il nuovo standard del Diamante Mandarino per l’Italia e possono essere visibili a tutti su questo sito internet .

Le schede sono state distribuite a tutti i Giudici F.O.I. e alla Segreteria della Federazione è stato chiesto più volte che siano pubblicate su Italia Ornitologica organo ufficiale della F.O.I. per essere a disposizione di tutti gli Allevatori.

 

Per quanto riguarda la C.O.M. attualmente non esiste nessuno standard ufficiale sul Diamante Mandarino su cui fare riferimento; l’anno scorso a Paliseau (Francia), durante l’ultimo incontro tecnico , dove ero personalmente presente insieme al collega Sergio Lucarini, e dove erano anche presenti i rappresentanti tecnici delle Federazioni appartenenti alla C.O.M. , sono stati discussi vari argomenti tecnici riguardo il settore esotici e nella suddetta occasione alcune Federazioni, compresa quella italiana, si sono prese l’impegno di stilare una bozza di standard sul Diamante Mandarino che poi verrà discussa nell’incontro di quest’anno.

Anche il noto Giudice olandese Berend Bosch si sta interessando a livello di club per cercare di raggruppare in un unico documento i vari standard presenti nelle varie nazioni europee; per l’Italia Zebravinken Club ho provveduto ad inviare al sig. Bosch le nostre schede perprenderne visione.

Posso dire che a questo punto qualcosa si sta muovendo, certamente non è facile mettere d’accordo nazioni come Olanda – Belgio – Germania – Italia – Francia dove il D.M. ha raggiunto livelli di selezione molto elevati e ognuno difende i propri punti di vista sulle tante mutazioni del D. M. stesso.

Comunque tutti i presupposti lasciano sperare che con la buona volontà, senza pensare ad un discorso economico, si può raggiungere un accordo comune a tutte le nazioni, per cercare di evitare, con uno standard unico, che avvengano giudizi e valutazioni generali molto diverse da una mostra e da una nazione all’altra.

Molto probabilmente quello che si sta cercando di ottenere è solo utopia, troppi sono i fattori che vanno ad influenzare un giudizio, ad esempio molti sanno che il D. M. ha dei periodi, nella maggior parte dei casi, dove la massima espressione espositiva ha un tempo molto limitato, di media al massimo una decina di giorni, dopo di che a volte cambia totalmente aspetto e le valutazioni possono essere molto diverse. Il periodo delle mostre ha una durata di alcuni mesi perciò possono influenzare anche le variazioni climatiche (tipo di luce, caldo, freddo, umidità, ecc.). I locali delle mostre hanno anche loro la loro importanza nell’alimentare il livello di stress sui soggetti.

Poi c’è il fattore essere umano: chi valuta i soggetti è un uomo e non una macchina; con il massimo dell’impegno, con tutta la più buona volontà e umiltà di apprendere, di studiare gli standard, di visitare allevamenti, di visitare mostre, confrontarsi con i Giudici più esperti, cercare di allevare tutte le mutazioni possibili per avere sempre una continua visione di quello che si deve valutare, non è certamente facile avere una preparazione omogenea e quindi condividere le stesse impressioni durante la fase del giudizio.

Infine c’è il fattore interpretativo che condiziona le descrizioni dello standard, gli aggettivi che descrivono i colori e i disegni: sicuramente non li interpretiamo tutti allo stesso modo; con la stessa ottica, queste interpretazioni possono essere influenzate dall’esperienza del Giudice come allevatore, certe caratteristiche sono più o meno facili da ottenere perciò potrebbero essere valutate con un metro diverso, mentre se un giudice non alleva le specie interessate non può essere influenzato da questi aspetti.

Molte volte anche se si giudica con un cartellino di giudizio si utilizza anche il confronto per vedere meglio le varie differenze tra i soggetti e se in una esposizione il quantitativo e la qualità dei soggetti è abbastanza numeroso, rispetto a una esposizione dove i soggetti sono poche unità e la qualità è scarsa, il metro di valutazione può non essere simile: nel primo caso i primi classificati bisogna differenziarli di un punto dopo di che la classifica si appiattisce in un gruppo di soggetti con un punteggio che va dall’ 89 ai 90 punti, così un soggetto potrà avere anche un giudizio con una differenza di 4 punti! Nel secondo caso a volte si “aiutano” i soggetti ad arrivare ai richiesti 90 punti per ottenere il primo premio; lo so che non sarebbe giusto, ma si fa per non demoralizzare troppo gli Allevatori (soprattutto se neofiti) e incentivare comunque gli ingabbi alle esposizioni. Ciò dimostra che ogni esposizione influenza la valutazione che viene data al soggetto, ogni esposizione ha una propria storia.

Ciò non dovrebbe accadere perché un soggetto se ha un determinato valore fenotipico dovrebbe averlo in tutte le esposizioni a cui partecipa, però i fatti dimostrano che non è così, a meno che le caratteristiche che determinano il valore siano talmente evidenti (di pregio) da non creare nessun dubbio a chi lo valuta. Attualmente non resta che impegnarsi nel divulgare il materiale che abbiamo a disposizione (vedi le schede standard che la C.T. ha cercato di renderle più chiare, semplici, comprensibili e dettagliate nel descrivere disegni, colori, pregi e difetti), fare incontri e aggiornamenti per mantenere sempre attuale la ricerca della soluzione al problema.

Manuele Piccinini