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A “riproposto” della Taglia e Forma del Diamante Mandarino

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A “riproposito” della Taglia e Forma del Diamante Mandarino

 

Nel Sito del nostro Club, in data 22/04/2012, è stato pubblicato il mio scritto “ Forma e Taglia, ieri e oggi, domani si vedrà! ”, nel quale esprimevo il mio parere.

Oggi a distanza di 18 mesi non posso altro che ribadire i concetti e le preoccupazioni espresse nello scritto, il “domani che si vedrà” è oramai giunto: per cui se ben ricordo, allora citai tre esempi di forma particolare che Hans Kloren indicava nel suo eccezionale libro del 1982 “Zebravinken”, di Berend Bosch tratto dal suo ottimo testo del 2009 “De Zebravinken”, di Giovanni Agostini edito sul libro pubblicato dal Club dell’Esotico di Faenza nel 1992. Sono testi che recano date distanti fra di loro di ben 27 anni, ma che messi a confronto nel loro insieme si differenziano solo per differenze o sfumature minime. Ciò non può essere altro che la riprova e la conferma che quanto queste tre “immagini” rappresentano, altro non sono che il raggiungimento finale di studi e conoscenze ben diverse in origine fra di loro, ma che nel risultato finale si configurano e rappresentano un risultato molto simile nel fenotipo di base.

 

 

 

Devo dire subito che io sono stato uno di quelli che approvarono questo tipo di Forma e Taglia proposta e personalizzata dall’amico fraterno Giovanni Agostini e ancora oggi confermo questa scelta. Purtroppo di Giovanni Agostini, come è logico e naturale, ne è esistito solo uno, senza nulla togliere ai grandi e recenti meriti dei nostri giovani, “in primis” Manuele Piccinini.

A completamento del mio scritto l’amico Pierpaolo Defilippi pubblica un disegno di un Diamante Mandarino del “Modello Inglese”, accompagnato da un suo scritto: A me piace tantissimo!. Lancio una provocazione: quasi, quasi…….. sono con gli inglesi!. Inoltre riporta un “Modello Tedesco” con il commento che lo Standard tedesco prevede addirittura 12,50 cm di lunghezza, inoltre dalle linee esterne di conformazione del soggetto, l’impressione è alquanto “strana”, secondo le nostre conoscenze degli ultimi vent’anni.

Ritengo che la considerazione fatta da Pierpaolo nel merito di quei soggetti più grandi rispetto all’attuale Standard (circa 10,5) non deve essere ritenuto fuori Standard, ma bensì, si deve considerare quale fuori Standard , un soggetto di lunghezza più corta e quindi più piccolo, tale ipotesi debba essere rivalutata e presa in considerazione dagli organi competenti. Chiude il suo intervento citando: Il D.M. deve avere, nel suo complesso un aspetto visivo piacevole che appaga il piacere di osservazione. Tratto dalla Scheda Tecnica del D.M.- anno 2008 CTN-IEI Ficeti-Caimi-Piccinini.

Dalle mie parti quando si vuole far capire di essere pronto e disponibile, si ama dire: sono da latte e da uova. Ebbene io sono sempre stato con sincerità nell’ascoltare gli altri e attento a questo detto, però ho sempre cercato di vivere l’hobby con una grande intenzione di essere pienamente convinto sul modo.

Capisco perfettamente le perplessità di Pierpaolo e d’altronde per chi ha vissuto una vita applicandosi con cognizione di causa e perseveranza nell’allevamento del Passero del Giappone, specialmente in Italia, uno per essere sopravvissuto in tale settore negli anni addietro, deve essere veramente da “latte e da uova”, altrimenti non sarebbe arrivato ad oggi per le varie e repentine variazioni in merito alla costituzione dei vari Standard che interessavano il Passero del Giappone Il caro comune amico Uber Greco ci ricorda con il suo ricordo personale, le varie vicissitudini degli anni passati. Giustamente termina il suo intervento citando quanto riportato dalla CTN-IEI nel 2008 e ritenendo tale osservazione ottima ed appropriata al caso, devo però ricordare a Pierpaolo, che chiaramente la CTN-IEI si riferiva al piacere appagato dell’ottimo riscontro che il soggetto presenta nei confronti del “SUO STANDARD”.

In fondo Pierpaolo voglio dirti che apprezzo chiunque scelga di stare da una parte, qualunque essa sia, chiunque ama esprimere il proprio pensiero, il proprio punto di vista morale e tecnico; ho poca simpatia per chi ama restarsene nascosto dietro al proprio silenzio, a questi ultimi mi vien da chiedergli: per quale ragione vogliono vivere all’interno del mondo del D.M., se poi non sentono il bisogno e la necessità di “immergersi” nello stesso, io direi per intero, anima e corpo, per sé e per gli altri.

Credo tu abbia capito il mio modo di vivere l’hobby, oggi come ieri, quando ne ero parte integrante e oggi che vivo in modo personale l’esperienza.

Matteo Piazzi con molta chiarezza precisa che il riferimento deve essere fatto con l’attuale Standard e non di ridurre l’attuale taglia!!! E io sono pienamente d’accordo con Matteo.

Massimo Eusebi afferma di essersi creato una linea di D.M. con teste più grandi del normale e forte taglia, che si riproducono bene. Linea creata appositamente per ottenere nel suo Allevamento “soggetti non più minuti o quasi”. Ribadendo che il Colore è molto importante, così come la Taglia-Struttura. Continua con : un D.M. molto ben colorato, se piccolo non porta a nulla.

Un parere personale che apprezzo e condivido nell’insieme.

Un secondo intervento di Matteo Piazzi riprende l’argomento asserendo che il Modello Belga è “giustissimo per salvaguardare la razza da mode e individualismo selettiv”……e continua dicendo che se le masse(Allevatori) vogliono un animale più grande, più tozzo, ecc, forse è il caso di selezionare UNA NUOVA VARIETA’ di Forma e posizione ( ed è chiara l’allusione di Matteo al Modello inglese), chiede quindi che ora come ora occorre porre un limite alla lunghezza massima da accettare.

Bravo e chiaro nelle tue giustissime considerazioni, oggi bisogna vivere con quanto disposto dagli organismi Superiori (CTN-IEI).

Andrea Ferraris nel suo scritto evidenzia che se anche il D.M. Modello Inglese colpisce per la sua mole, mette anche in evidenza una carenza di Colore (direi come qualità e intensità), data dalla lunghezza eccessiva del piumaggio e ritenendosi un cultore del Colore, ottenere un soggetto con un simile formato, con un Colore “accentuato”, il tutto sarebbe il massimo.

Andrea evidenzia l’aspetto fenotipico dei D.M. Modello Inglese, con molta chiarezza e realtà ed auspica una nuova via per tale Tipo di D.M..

Massimo Eusebi nel suo secondo intervento dichiara di essere d’accordo con Pierpaolo, precisando che a suo parere un D.M. italiano degli anni novanta sia decisamente fuori luogo oggi e si auspica in u futuro compromesso con lo Standard Inglese, in quanto ritiene che questo sia il futuro del D.M. in ogni nazione. Chiude asserendo che i Colori non sono “tutto” in un D.M..

In quasto scambio di pareri e opinioni non prendiamo in considerazione la tipicità dei D.M. che si vedevano negli anni novanta, ma bensì il Tipo di Forma e Taglia come in quagli anni, ebbe a sancire e pubblicare Giovanni Agostini e che io ribadisco essere il migliore disegno dei contenuti fenotipici di un D.M.. Inoltre ritengo che un eventuale compromesso con lo Standard Inglese, non può portare altro che disordine nella qualità e compostezza del piumaggio, una qualità del colore a dir poco scadente (almeno fino a quando ci atterremo agli scritti all’interno dei vari Standard, alla voce Colore e Disegno. Massimo chiude il suo intervento asserendo che: i Disegni e i Colori non sono “tutto” in un D.M.

Se dovesse prevalere questa tesi si andrebbe ad annullare l’esistenza di tutte le Mutazioni che interessano la genetica del D.M. si creerebbe un mondo nuovo ove la valutazione andrebbe ad interessare solamente due voci: Forma.Taglia e Colore, ma intendendo quale Colore richiesto non la qualità specifica di ogni singola Mutazione come descritto nello Standard in vigore, ma bensì un qualsiasi altro tipo di colore che si andrà a definire, ma che l’unica caratteristica dovrà essere rapportata alla sua indefinita qualità, al suo tipo di presenza nel piumaggio, come l’uniformità del colore che manifesta nella sua essenza dovuta ad una piuma eccessivamente lunga. Quindi o verranno ridefinite tutte le caratteristiche del fenotipo di ogni Mutazione”adattandole” a quanto generato ( io direi degenerato) dalle nuove Mutazioni derivate dall’utilizzo dei D.M. del Modello Inglese, o si dovranno costituire delle categorie a concorso per il D.M. che faranno riferimento al Sesso, quindi una per Maschi e una per le Femmine, alla qualità del Colore che non potrà andare oltre ad una categoria per i grigi, una per i Bruno, una per i Bianchi. Definirei il tutto un passo indietro di 30-35 anni. Invece se si rifaranno tutti gli standard, avremo un patrimonio di Soggetti e di Allevatori che dovrà essere azzerato e ripartire ancora una volta da zero o quasi. Se si istituirà una nuova Categoria dedicata al D.M. Maschio e Femmina, denominata “Modello Inglese”, avremo in questo caso fato un danno molto minore, creato una grande confusione negli Allevatori, ancor più nei Giudici IEI, che si troveranno sui tavoli del giudizio soggetti che definiremo NORMALI ( il tipo allevato oggi ), soggetti che definiremo appartenenti al Modello Inglese e una marea di soggetti nati dall’accoppiamento dei due diversi tipi. Vale a dire che aggiungeremo confusione in un Sistema che di confusione ne ha avuto in abbondanza e per un lungo periodo negli anni passati e quando credevamo di aver raggiunto una diffusione Tecnica di alto livello, ma che devo ricordarvi riferita e finalizzata agli Standard appena approvati dalla nostra laboriosa e fattiva CTN-IEI.

Scusa Massimo se in prevalenza ho spinto il mio pensiero prendendo a riferimento i tuoi scritti, ma voglio chiarire a chi ci legge che tu sei un Allevatore che continuamente puntualizza i vari aspetti Tecnici del D.M. e del nostro Club, esponendo sempre pubblicamente i tuoi vari dubbi, le tue proposte, il tuo modo di interpretare il D.M.. Per questo ti ringrazio pubblicamente e mi congratulo per tutto ciò; inoltre ci tengo a dire che e non è una cosa secondaria, mi appoggio e “sfrutto” nel senso buono la nostra amicizia e la qualità del rispetto reciproco. Grazie di nuovo Massimo.

Che la diffusione di questo nuovo Modello Inglese possa attecchire in particolare in Olanda è una “cosa scon tata”, semplicemente per il fatto che quei Paesi hanno nel loro intendimento e nel loro fine intimo, la vendita, il guadagno e sono disposti, come d’altronde hanno fatto negli ultimi 50 anni e creare ciò che può ritenersi diverso, da quanto allevato nel momento, creare un grande commercio di questo “prodotto nuovo”, per poi col passare degli anni e con l’emancipazione degli altri, riconoscere una Standard che il più delle volte non collima con quanto allevato e venduto negli anni precedenti, vedasi in particolare le mutazioni del Diamante di Gould, del D.M. con i suoi colori “Bruno artificiale”. Tutto ciò non ha e non deve avere nulla a che fare con chi si ritiene un allevatore, con chi dedica il suo tempo ad allevare nel rispetto e col fine di ottenere soggetti che si attengano il più possibile con lo standard approvato dalla CTN-IEI.

Io sono anziano e ricordo benissimo quando nei primi anni sessanta mio padre ed i suoi amici cercavano di allevare i Canarini di Colore a Fattore Rosso seguendo ed utilizzando soggetti provenienti da quel Paese. Quella genetica che stando a loro doveva essere nel patrimonio genetico dei soggetti, altro non era dovuta che alla somministrazione nei cibi e nelle bevande di caroteni artificiali. E la storia è vera perche nel tempo si ripete. Quindi mi permetto ancora una volta di ricordarvi di andarci piano, con molta cautela utilizzando quanto viene da quei Paesi, di aspettare gli eventi successivi e avere dei dati e un riscontro di una buona attendibilità.

Uno degli ultimi casi che abbiamo vissuto noi Allevatori di D.M. è stato la “sorprendente” presenza di D.M., in particolare quelli della Serie dei Bruno, con una presenza nel fenotipo di un Bruno molto carico e vivo ( che devo ammettere molto bello a vedersi) che ha confuso la tipicità di molte Mutazioni per la particolare presenza di un Colore Bruno tendente al rossiccio. E qui, come ho da anni scritto e denunciato nei miei interventi scritti, eravamo passati oltre ad ogni limite di contenimento dei Colori, almeno di quei Colori che le nostre conoscenze sulla genetica attuale ci avevano consentito di capire e interpretare la presenza e la manifestazione del fattore Mutato Bruno, anche combinato con altro fattore Mutato.

Oggi la quasi totale scomparsa o presenza anche e soprattutto in Olanda e Paesi limitrofi, di soggetti con una manifestazione di Bruno ben diverso da quello “commercializzato” in tutta Europa, è una ulteriore riprova di quanto ho denunciato nel merito e che “qualcuno” allora ebbe a deridermi con dei commenti più o meno oggi riproponibili. Oggi si è dimostrato, con la quasi totale scomparsa di quel Tipo di Bruno, che era una “bufala”. A chi mi legge dico solo tenete prente queste ultime parole e prima di “buttarvi” nel Modello Inglese pensateci non una ma ben tre volte.

La mia morale mi porta comunque a fare queste ultime considerazioni: Fin tanto che non verranno modificati o abrogati i recenti Standard realizzati e approvati dalla CTN-IEI, noi abbiamo il DOVERE MORALE E TECNICO di allevare in stretta osservanza con tali disposizioni.

Fatti eventualmente i nuovi Standard del Modello Inglese avremo da allora l’obbligo di lavorare con quanto e per quanto detti Standard richiederanno.

E’ il rispetto della logica dei Regolamenti e il rispetto di chi ha lavorato e lavora per conto nostro. E per ora pensiamo solo a ringraziarli di tutto.

Con l’affetto e la stima di sempre. FORGANI Terenzo

 

Forlì 8 settembre 2013