Gallerie Fotografiche

Il doppio valore di un giudizio

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Ogni scala Valori parte da zero punti  fino ad un suo proprio valore massimo stabilito dalla CTN-IEI e approvato dalla FOI. Ovviamente il valore zero non può essere applicato, in quanto il soggetto mostrerebbe nel fenotipo delle caratteristiche talmente negative da rendere difficoltosa l’appartenenza alla specie o alla mutazione, mentre il valore massimo può in teoria essere utilizzato dopo una attenta e scrupolosa verifica della tonalità e qualità del colore e forse solo in questo caso un Giudice può avvertire i sensi colpa per aver determinato il massimo, l’eccellenza della tipicità del colore.

E’ ovvio che fra questi due estremi si possono trovare “diverse” qualità e intensità del colore di base. Per cui occorre utilizzare con molta attenzione questa voce, una alta valutazione è il riconoscimento e la conferma tecnica del valore di purezza e qualità del colore. Un buon colore rende più nitido e ben definito nei contorni il Disegno. Per meglio rendere chiaro il mio pensiero chiedo che si prendano in considerazione le foto di seguito riportate:

       

Foto 1- il soggetto manifesta una tonalità di Bruno di poca intensità, come qualità e quantità del Bruno sul dorso, mentre sul capo, ai lati della guancia, l’incidenza del fattore Bruno è ancor meno evidente. La tonalità scura della guancia,del fianco, vengono accentuati nella colorazione troppo scura dei quadri della coda. Il colore non risulta essere distribuito uniformemente e presenta una varia tonalità.                             

 

Foto 2- Questo maschio di ottima Forma, manifesta un tipo di colore Bruno molto diverso dal precedente, più carico di tonalità, anche se nel capo lo stacco di colore è ancora troppo netto. Buono il colore di base della guancia e del fianco, anche se quest’ultimo si mostra in una vasta ampiezza, merito della sola mancanza di Remiganti da entrambi le parti (caratteristica congenita della gran parte dei D.M. che si vedono esposti in particolare nelle Mostre olandesi). Particolare oggi giorno ritenuto di poca rilevanza Tecnica, ma che in realtà in applicazione dei vigenti Regolamenti può portare il soggetto alla squalifica. Per me non è una cosa di poco conto. Anzi!   

     

Foto- 3 Questa femmina si manifesta in una posizione alquanto “critica”, tanto da rendere discutibile la propria Forma. Il Colore del piumaggio è poco uniforme e di una qualità e tonalità “mediocre”.                                                                                            

        

Foto 4- Buona l’impressione a prima vista, mostra una qualità della tonalità di Bruno molto buona e uniforme. Rimango sempre perplesso nel vedere simili soggetti che presentano il tratto oculare fra la lacrima dell’occhio e del becco fortemente inquinato di Bruno, come pure i quadri alterni “bianchi” presentano anch’essi lo stesso tipo di inquinamento del colore bianco, come sanciscono tutti gli Standard pubblicati in Europa.

Credo sia evidente che fra i due Maschi e le due Femmine non possono esserci una differenza nel giudizio di soli due o tre punti.

Stesse cose dicasi per i soggetti del fattore mutato grigio. Ove per quella Mutazione la diversità del colore del dorso è ancora più evidente per la frequente presenza di tracce o velature di colore bruno sul dorso. La purezza del grigio deve essere maggiormente richiesta fin sopra il capo.

I soggetti fotografati nello scritto mettono in chiara evidenza le varie differenze dello stato di estensione della zona fra le due strisce che deve essere in questi casi di colore bianco, che deve iniziare nella parte inferiore dove termina in punta la striscia dell’occhio e salire fino ad un punto che il Club in collaborazione con la CTN-IEI deve ben definire. Oggi si vedono soggetti ove questa zona fra le due strisce termina nella parte alta fino al limite orizzontale della parte alta della mandibola superiore, quindi sopra la parte superiore dell’occhio, o, come io ritengo essere più giusto, terminare al limite superiore dell’occhio.                                         

Si tenga presente che il Colore di un soggetto esposto in Mostra deve presentare e manifestare chiaramente lo stesso colore come qualità visiva e come diffusione, pari a un soggetto suo simile che vive allo stato naturale, al massimo del suo splendore nel fenotipo espresso da adulto (non in abito giovanile) e in fase di riproduzione (non in eclisse). Non tenendo fermo questi due punti, risulterebbe difficile stabilire momento per momento quale deve essere la giusta gradazione del colore e la sua giusta diffusione nel piumaggio. Tutto si confronta con un unico “metro campione” e questi non può essere accorciato od allungato in funzione delle proprie esigenze o del momento.                                                                          

Desidero insistere su questo punto in quanto la maggior parte degli uccelli assumono quasi per intero il loro colore tipico della Specie dopo la prima muta, altri al secondo o terzo anno di vita. Per cui un “novello” di pochi mesi non potrà mai mostrare il massimo del proprio “tipico colore”, l’anno successivo in varie Specie sarà ancora più “uniforme e intenso”.                                                                 

Alla luce di questa variazione del Colore in funzione del passare del tempo, si avranno una grande diversa variazione della gradazione del tipo di Colore. La problematica risulta ancora più accentuata e ampliata nel caso di quelle Specie che assumono il Colore tipico al secondo o peggio al terzo anno. In questo passaggio di tempo i soggetti assumono una diversa qualità della gradazione del Colore e della sua estensione, per cui al variare del tempo deve corrispondere una diversa qualità del Colore e corrispondente diversa estensione, quindi per una logica ben fissata nel tempo, il soggetto deve corrispondere nel suo fenotipo alla correspettiva scrittura contenuta nella descrizione sancita ed approvata nello STANDARD: metro di riferimento a cui un Giudice si deve attenere scrupolosamente nel formulare il giudizio e che un Allevatore deve avere ben presente nel formare le coppie in allevamento, in particolare nel momento di scegliere i soggetti da esporre nelle Mostre, per raggiungere quel giusto fine che è racchiuso e determinato da un ottimo: COLORE- DISEGNO-FORMA.                             

E’ impensabile creare una diversità simile nel tempo, soggiacere in silenzio all’indifferenza dei nostri Dirigenti vista e vissuta dagli anni fine 70, fino alla gestione Ficeti-Caimi- Piccinini, che ha ridotto al silenzio quelle voci che ancora avevano rimasto la voglia e l’onestà di rivendicare il giusto diritto al merito per l’ornitofilia italiana. Primo fra tutti il Club dell’Esotico nelle persone dei suoi fondatori. Persone che hanno pagato con l’abbandono dalla FOI, con l’esito scontato per gli esami da Giudice Regionale, Nazionale, Internazionale, ultimo di questi casi è stata la BOCCIATURA dell’arch. Bruno Zamagni ai recenti esami da Internazionale, quando gli “esaminatori” (volutamente e di proposito scritto a caratteri minuscoli) messi insieme non ricoprono le conoscenze e le capacità ornitofile di Bruno Zamagni; alcuni di essi sono sempre gli stessi che decisero lo stesso esito per gli esami da Giudice Regionale. Qualcuno oggi si deve Vergognare ed Abbandonare la FOI per il proprio comportamento prettamente finalizzato per i suoi scopi personali e finalizzato per la propria persona. Cinque o sei personaggi della levatura morale e con le conoscenze tecniche di Bruno Zamagni formerebbero un punto di riferimento europeo nel settore IEI. Per chi non conoscesse l’arch. Bruno Zamagni, ricordo loro che altri non è che l’organizzatore e ideatore di “FRINGILLA”, conosciuta in tutta Europa congiuntamente alla Mostra Internazionale di Reggio Emilia. Io voglio ribadirlo per l’ennesima volta di essere indignato e demoralizzato per l’avvicendarsi di questi fatti, nella massina indifferenza di chi convive ancora all’interno del settore IEI.                                                                                                                                         

Il bene e il futuro dell’ornitofilia italiana è una variante nel tempo, un qualcosa a cui pochi tengono e sostengono pubblicamente ,modificando anche questo non poco importante particolare del giudizio alla Voce COLORE, e altri “piccoli” problemi evidenziati nello scritto,  si può cercare di modificare il futuro e una parte della nostra ornitofilia. Io senza ombra di dubbio direi: sicuramente andremmo meglio e ci vedremmo collocati con più rispetto nel mondo esterno.                                                                                                                  

Chiudo infine con grande tristezza ed onestà di intenti nell’aver dovuto costatare il loquace silenzio che regna all’interno del Club, tanto da essere oramai schivo da “ogni tipo di rumore”. Ma il silenzio non paga, anzi distrugge molto di più di un rumore anche se è fuori luogo o inesatto, tutto si può correggere, modificare, l’importante però è parlarne.

                                                                                                                     Forgani Terenzo