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La Storia del Club

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Non è il primo anno che tengo diverse coppie di D.M. in allevamento, per  cui tirando le dovute considerazioni sull’andamento riproduttivo di questa specie, devo riconoscere che negli ultimi anni  il numero dei novelli allevati è alquanto ridotto, per cui occorre che analizzi più a fondo il mio sistema in allevamento, come ritengo che altri allevatori debbano fare. Se torno indietro di molti anni, diciamo ai primi anni sessanta, non posso altro che ricordare questo tipo di allevamento come molto semplice e con un numero di novelli più che soddisfacente.

In quegli anni il D.M. d’allevamento in Italia era poco più grande di un D.M. di Timor.

Le mutazioni allora conosciute erano: il grigio, “il fulvo”, il bianco, il pezzato e  iniziavano a  vedersi i primi soggetti “mascherati”, di cui allora non si conosceva  il tipo di eredità che questa nuova mutazione possedeva nel suo patrimonio genetico.

Con i primi D.M. “mascherati”, i più scaltri e attenti allevatori capirono che da questi soggetti si ottenevano, usando il maschio della mutazione, delle femmine molto chiare. Il passo successivo fu quello di ibridare questi maschi con altri esotici australiani  per ottenere  degli ibridi femmine di colore chiaro, il che voleva dire a  quel tempo vincere nelle principali mostre italiane, approfittando della novità del nuovo colore.

Un grande  ibridista di quel periodo fu e continuò ad esserlo per vari anni l’amico Edgardo Gatti di Ferrara, con cui ho dialogato a lungo e imparato tantissimo per quanto riguardava gli ibridi fra i Diamanti Australiani.

Non mi vergogno di dire oggi che in quel periodo fui molto perplesso sull’ottenimento di tali ibridi di sesso femminile e nessun maschio con quel colore; chiaramente compresi che tale fattore mutato era legato al sesso, ma non mi era chiaro come il fattore di diluizione agisse e in quale percentuale.

Gli I.E.I. di allora  si fondavano su una conoscenza molto limitata, ove si dava per noto e per scontato l’esistenza di soggetti: mutati dal fattore albino, lutino, e si ventilava la definizione di “fulvo”, riferita a fattori mutati che interessavano in particolare turdidi di cattura e qualche passero; pezzati,  su cui si discusse moltissimo su come tale fattore doveva interessare l’intero piumaggio del soggetto in quanto tali esemplari erano piuttosto frequenti nelle mostre di quel periodo.

Successivamente venne pubblicato il libretto dedicato al D.M. e le sue mutazioni, scritto da Ciryl Rogers, in cui facevano bella mostra alcune tavole a colori riproducenti  alcune mutazioni.

Quelle indicazioni contribuirono notevolmente ad aprire le nostre conoscenze  su mutazioni e colori diversi. In contrapposizione a tutto ciò  nel gruppo I.E.I. di allora prevalse un netto e significativo rifiuto nel  voler allargare i criteri di giudizio  aggiornandoli a quanto di nuovo e tecnico i paesi del nord avevano già recepito e messo in pratica.

In merito ai nostri allevatori italiani occorre ricordare che questi effettuavano un tipo di allevamento in colonie, vale a dire in voliera, per cui l’assortimento ottenuto dalle diverse coppie che presentavano varie mutazioni, davano luogo a figli dal colore di base quasi sempre simile al tipo ancestrale, e portatori di diversi fattori mutati che nel tempo erano destinati ad estinguersi. Col tempo qualcosa compariva nel fenotipo, il più di ogni fattore mutato era insito, ma non manifestato.

Sicuramente questo era il peggior modo per cercare di selezionare una mutazione, la forma e la taglia dei soggetti.

Moltissimi erano i piccoli allevati, ma la loro qualità era alquanto scadente sotto tutti i punti di vista che riguardavano il fenotipo.

Nei primi anni settanta fui tanto ingenuo da accettare la presidenza dell’allora Gruppo di Specializzazione (l’attuale C.T.N.). Il termine ingenuo  va riferito al fatto che personalmente riponevo nei giudici I.E.I. di allora, una fiducia e una stima sulle loro presunte conoscenze nel merito tecnico,  mentre  non mi rendevo conto  che la loro posizione era poco incline all’accettare  nuove proposte mirate al riconoscimento di nuove mutazioni.

In quegli anni ricevetti, da parte della  Signora Trocini M. Cristina, che successivamente divenne giudice I.E.I. per lungo tempo, fino alla sua immatura scomparsa, una proposta in cui mi chiedeva essendo il Presidente del Gruppo di Specializzazione I.E.I., di prendere in considerazione il riconoscimento di alcune mutazioni che interessavano il D.M. e formulare dei criteri di giudizio nel merito. Anche se non condivisi per intero l’insieme delle varie proposte che riguardavano la descrizione del fenotipo di alcune mutazioni, quali ad esempio il  Petto Nero, in quanto la proposta e le relative foto allegate, portavano  a mio avviso, nel definire l’insieme della mutazione in modo errato e le foto stesse riproducevano dei soggetti in forte carenza alimentare per cui la “melanizzazione” era distribuita in forma diversa da soggetto a soggetto e in quantità variabile.

Decisi con piacere di mettere all’ordine del giorno del direttivo del gruppo I.E.I. i vari contenuti propositivi, tali e quali come erano stati proposti e formulati dalla Signora Trocini.

Il mio intendimento era mirato a cercare di iniziare una discussione di ordine e natura tecnica sul D.M., per aprire uno spiraglio al nuovo, al tecnicismo, alla realtà evidente che vedeva le altre federazioni europee già allineate su livelli di un certo “tecnicismo”.

Questi argomenti furono ripetutamente messi all’ordine del giorno per tre riunioni consecutive, ottenendo sempre quale riscontro la desolante risposta evasiva e diplomatica del rinviare a tempi più lontani il tutto, con la motivazione espressa dagli allora consiglieri e dal presidente del Collegio I.E.I., che  se si fosse approvato il tutto o parte di esso, il Collegio  I.E.I. si sarebbe esposto a critiche sul giudizio dei D.M. in mutazione, per cui poteva essere controproducente esporsi su tali giudizi; non valeva la pena prendere inutili rischi e critiche: così dissero loro.

Inutile dire che pochi mesi dopo riflettendo su quei risultati e su quelle motivazioni, oltre ad altri  dettagli su argomentazioni tecniche, naturalmente senza ottenere alcun esito favorevole, consegnavo nelle mani del  Presidente della F.O.I. il mio mandato quale Presidente del Gruppo di Specializzazione I.E.I., motivando il gesto per l’inettitudine e la mediocrità  con cui il Consiglio Direttivo I.E.I. voleva e intendeva restare. Mai più diedi la mia disponibilità ad incarichi all’interno degli I.E.I..

Ricordo nel merito, che diverse federazioni europee avevano già riconosciuto e standardizzato diverse mutazioni del D.M. e di altri esotici di comune allevamento. Con un minimo di modestia e di buona volontà bastava prendere atto di quanto pubblicato all’estero e trarne alcune facili conclusioni.

Nel tempo successivo nacque un Club del D.M. nella zona attorno Conegliano, in cui si integrarono vari allevatori del D.M., apportandovi delle conoscenze ritenute allora all’avanguardia, in quanto tenevano in considerazione quanto era stato visto nelle maggiori mostre europee.

Per intenderci, erano gli anni in cui si discuteva  sul tipo di nome da assegnare a quei soggetti “diluiti“, che essi si ostinavano a chiamare “argento”, dal termine Silver in uso in particolare in Inghilterra. Non ultimo e non di poca cosa, molti allevatori confondevano il fattore mutato Dorso Chiaro con la “mutazione argento”; però il dibattito si allargava sempre più, come pure i dialoganti. E questo a mio avviso era particolarmente significativo.

Non da meno, all’epoca i giudizi erano alquanto incerti e confusi: al caso si ricordi lo Stamm vincitore del titolo italiano in Firenze composto da due D.M. Grigio e da due Grigio Dorso Chiaro!

Ricordo la gioia nel momento in cui ricevetti l’ordine per presenziare al giudizio alla Mostra di Conegliano ove sapevo esserci una nutrita presenza di D.M..

Ricordo quel giudizio come uno dei più stimolanti e concreti, eseguito alla presenza di diversi allevatori, un fatto precursore della bella realtà odierna presso le nostre mostre del Club Zebravinken. Ezio Da Ros e gli altri allevatori di  D.M. sono ancora presenti nei miei ricordi, quelli felici che mi sono rimasti.

 Contemporaneamente, grazie allo spirito d’iniziativa e capacità dimostrata dal Club di Conegliano e dall’A.O.N. si fecero i primi tentativi per ottenere nelle loro mostre specialistiche un buon numero di D.M.. In particolare un grazie al socio Russo e al socio Giorgio Truffi di cui ricordiamo un piccolo manuale dedicato a questo esotico.

Forse in quell’epoca nacque il primo approccio con il tecnicismo che il termine “mutazione” meritava.

Nel 1977 in concomitanza con lo svolgimento dei  Campionati Italiani in Faenza,  fece la sua prima apparizione il Club dell’Esotico con il suo primo “mini-mercato” dell’esotico. Col passare degli anni nel suo operare il Club dell’Esotico si trovò al suo interno un giovane allevatore che nell’impatto con il Club abbandonò l’allevamento dei canarini Gloster e si dedicò anima e corpo all’allevamento in selezione del D.M., studiandone a fondo i principi attivi genetici che ogni mutazione poteva dare nel fenotipo per arrivare ad un soggetto tipo, di  buona qualità.

E’ doveroso ricordare l’importanza che questo personaggio, che risponde al nome di Giovanni Agostini, ha avuto nello sviluppo e diffusione dei D.M. in Italia; tutti ricordiamo con stima e infinita riconoscenza le doti principali che questo allevatore ci ha trasmesso e insegnato, quale l’acuta intelligenza nel capire e comprendere con estrema facilità lo sviluppo tecnico e applicativo delle varie mutazioni presenti all’epoca. Un grazie di cuore con sincera e fraterna riconoscenza a nome mio e credo di tutti gli allevatori di D.M..

Quegli anni furono i più vivi e proficui per il D.M., con il contributo del gruppo di Torino a cui faceva capo il compianto Giudice I.E.I. Uber Greco, di grande spessore tecnico, e l'ancora presente ing. Defilippi, i lombardi Gaffuri, Perego, Brambilla, i toscani Bardi, Pieri con tanti altri bravissimi allevatori di quella regione e il  dott. Massimo  Camerata di Roma.

Nel Collegio I.E.I. si stava distinguendo per la sua praticità e capacità tecnica l’amico fraterno Giudice Internazionale Gianni Ficeti, sempre attento e impegnato anche attualmente nella veste di Presidente della C.T.N.-I.E.I., al riordino degli Standard del D.M. in particolare. Da alcuni anni un altro Giudice ha preso a cuore le sorti del D.M., nelle vesti di allevatore-espositore, di componente a pieno titolo della C.T.N.-I.E.I.: l’amico di tutti Manuele Piccinini. Credo che attualmente sia il più completo e concreto tecnico nell’attuale mondo del D.M. in generale. Sicuramente il nostro punto di riferimento per tutto ciò che riguarda il  D.M..

Ci tengo a ricordare in questo scritto, quale augurio per un futuro da esperti del D.M. e di Giudici I.E.I., il giovane Stefano Angelini e l’ancor più giovane Alessandro Valicelli, oggi affermati allevatori e espositori.  Per il "domani"  auguro a loro una felice affermazione nel nostro mondo; io ci conto personalmente e pertanto li invito a prepararsi ad assumere le future responsabilità tecniche del D.M..

Non si può non ricordare che per arrivare allo stato attuale, oggi più che soddisfacente, il percorso è costato impegno, delusioni e una grande volontà nel credere sul futuro di questo esotico; sono stati quindici anni a partire dai primi anni ottanta, che hanno segnato gli anni più oscuri e vuoti del settore I.E.I. per quanto concerne il D.M. e altro.

Anni che si “illuminarono“ con la pubblicazione, da parte dell’allora C.T.N., di tre diversi standard in anni successivi, dove ognuno di questi scritti descriveva gli standard di alcune mutazioni con poco o un quasi  riscontro  nullo con la realtà fenotipica delle mutazioni che i nostri soggetti manifestavano, come pure con quanto si vedeva nel resto dell’Europa.

Furono momenti di grande confusione, di malcontento, di rabbia per quanto ci era dato leggere in quelle disposizioni di natura tassativa per il giudizio del D.M.. Andare a giudicare era diventato   un'umiliazione, un affronto al tecnicismo.

Ricordo  tutto ciò perché io in quegli anni contestai quegli scritti, mettendo nero su bianco, e mai accettando quegli standard fuori da ogni logica e riscontro tecnico. Ripeto che per tre volte furono rifatti e la morale è stata che io sono uscito dal Collegio I.E.I.; gli altri (quelli che deliberarono gli standard) sono ancora all’interno del Collegio, anche se godono di una considerazione tecnica alquanto discutibile. Anche per questo mi è difficile capire la posizione e i fini della F.O.I.. Ancora oggi attendo quelle risposte.

Preciso che già negli anni ottanta il Gruppo degli allevatori del D.M. con a capo G.Agostini e U.Greco, attivi responsabili del Club dell’Esotico, iniziarono una collaborazione con un gruppo di Giudici olandesi che si concretizzò con la loro presenza in qualità di esperti del D.M.; in particolare, giudicarono e tennero diverse conferenze per vari anni in Faenza, grazie alla disponibilità dell’A.O.F..

Abbiamo così avuto la possibilità di assistere al giudizio dei più bravi e preparati Giudici olandesi, di cui evidenzio in particolare un solo nome, quel formidabile Sig. Hans KLOREN, allevatore ed esperto Giudice, autore del primo testo che veramente illustrava e spiegava i riscontri tecnici del D.M..

Tutto questo impegno profuso dal Club dell’Esotico, per il tramite della sua sottosezione del D.M. non ha minimamente interessato i dirigenti I.E.I. di allora, nè tanto meno suscitato in loro e nella gran parte dei Giudici I.E.I. la curiosità di verificare il perché della evidente diversità nelle valutazioni tecniche che riguardavano ed interessavano il fenotipo espresso dalle varie mutazioni del D.M.. Questa insensibilità nel non volere accettare quanto le altre federazioni europee avevano già deliberato nel merito e la conseguente mancanza di Standard di un certo spessore, hanno fatto sì che il mondo del D.M. restasse al palo per quasi un ventennio!

Prendendo lo spunto dal proverbio “chi fa da sé, fa per tre”, alcuni Allevatori di questo bellissimo esotico, costituirono il Club ITALIA ZEBRAVINKEN, che sempre in collaborazione con il Club dell’Esotico scelse quale testo di base per i loro orientamenti tecnici il libro edito dal Club riservato esclusivamente al D.M.. Fu l’inizio di una nuova realtà che tutti noi ci auguriamo continui nel tempo e si arricchisca sempre più nei contenuti tecnici e nel numero di Allevatori che intenderanno avvicinarsi al nostro mondo.

 Oggi, grazie alla particolare attenzione e capacità dell’attuale C.T.N.-I.E.I., al non trascurabile impegno del Club dell’Esotico, per il tramite e gran merito dell'Italia  Zebravinken Club, organizzatore delle tre principali mostre specialistiche in Italia, stiamo vivendo un periodo positivo ricco per il numero di soggetti esposti e ad una presenza qualitativa riferita al fenotipo, veramente buona.

In cinque-sei anni si sono ottenuti  dei risultati migliorativi veramente soddisfacenti. Diciamo quindi nuovamente grazie a tutti questi personaggi fin qui ricordati, ma non di meno ringraziamo i nostri allevatori impegnatissimi nello svolgere un'accurata selezione presso i propri allevamenti.

Attualmente  esistono molti presupposti per far sì che il D.M. in mutazione possa aspirare ad una  ancor maggiore diffusione presso gli allevatori di esotici, per giungere ad un maggior numero di soggetti esposti almeno nelle tre sopracitate mostre organizzate sotto l’egida dell' Italia Zebravinken Club.

Noi riteniamo doveroso e spontaneo ringraziare per tutto ciò alcuni nostri Soci particolarmente meritevoli: Piccinini, Panozzo, Eusebi, Valentini, Brutti, Caioli, Defilippi, Ceccarelli, Muraro, Galvani, Angelini, Valicelli, alla memoria Garotti e tantissimi altri bravi allevatori.

Non me ne vogliano tutti coloro, con i quali mi scuso fin da ora, che non sono stati menzionati sia per mancanza di spazio, sia perché al momento la memoria si concentra sui citati allevatori.

Dovendo effettuare alcune considerazioni personali, ritengo che manchi allo stato attuale un piccolo incitamento finale mirato: innanzi tutto su un club del D.M. di maggior consistenza numerica di Soci; una consistente maggior presenza di articoli tecnici nella nostra rivista NEWS, e su  I.O. organo ufficiale della F.O.I.; una più fattiva partecipazione alle esposizioni nelle tre mostre specialistiche del club; una maggior consistenza numerica delle categorie a concorso nelle più importanti mostre, (almeno tre mostre per Raggruppamento) e per finire, non del tutto trascurabile, una massiccia partecipazione degli allevatori alle riunioni tecniche che si dovranno svolgere presso le principali mostre specialistiche.

Non ultimo, un invito alla F.O.I. e alla C.T.N.-I.E.I. affinché prendano in seria considerazione l’esigenza di formare e addestrare un gruppo di Giudici al giudizio dei D.M.; l'ITALIA ZEBRAVINKEN CLUB si propone per mettere a loro disposizione il momento delle sue mostre specialistiche quale spazio e un incontro a dibattito con un ristretto numero scelto dei suoi Soci. Un libero scambio di idee rivolto a migliorare il futuro del D.M..

Il Diamante Mandarino è in procinto di decollare, di occupare all’interno dell’ornitologia tutta (F.O.I.-CLUB) quello spazio che si merita, che gli compete e per cui noi ci siamo impegnati in prima persona. Ora tocca all'ITALIA ZEBRAVINKEN  CLUB a cui noi diciamo il nostro grazie di esistere!

                                                                         Cordialissimi saluti

                                                                          Terenzo Forgani